Lo Standard inglese

 

 

 

Una pregevole descrizione dei caratteri di razza del pointer venne proposta da Arkwright e da essa hanno preso spunto gli addetti ai lavori della cinofilia inglese nel redigere lo standard in vigore, che riportiamo integralmente (Federazione Cinologica Internazionale, standard n. 1, 29/4/1988/F).
Aspetto generale

Il pointer è armonioso, ben costruito in ogni parte. Dà impressione di forza e d'agilità. Il suo profilo generale descrive una serie di curve aggraziate.

Caratteristiche

Aristocratico. Attivo, sprigionante un'impressione di forza, resistenza e rapidità.

Temperamento

Buon carattere, di indole costante.

Testa e cranio

Il cranio è di larghezza media, in rapporto con la lunghezza del muso. Lo stop ben marcato, la protuberanza occipitale pronunciata. Il tartufo e il bordo esterno degli occhi sono di colore scuro, ma possono essere più chiari nel caso di manto limone e bianco. Il tartufo è largo, morbido e umido. Il muso è alquanto concavo e termina a livello del tartufo, dando alla faccia un aspetto leggermente incavato. Le arcate zigomatiche non sono prominenti. Leggera depressione sotto gli occhi. Il labbro è ben sviluppato e morbido.

Occhi

A uguale distanza dall'occipite e dal tartufo. Vivaci con una espressione di bontà. Gli occhi sono di color nocciola o marrone, secondo il colore del mantello. Non sono né sporgenti né prepotenti. Lo sguardo non è sfuggente.

Orecchi

La pelle è sottile. Gli orecchi sono attaccati abbastanza in alto. Aderenti alla testa, di media larghezza; leggermente puntute alle estremità.

Mascelle

Le mascelle sono forti e presentano una articolazione mandibolare a perfetta forbice, regolare e completa, vale a dire che gli incisivi superiori coprono gli inferiori a contatto stretto e sono impiantati ben a squadra in rapporto alle mascelle.

Collo

Lungo, muscoloso, leggermente arcuato, ben uscente dallo spalle, esente da giogaia.

Anteriore

Le spalle sono lunghe, oblique e ben inclinate all'indietro. Il torace ha giusto la larghezza necessaria ad una buona ampiezza della regione sternale. È ben disceso a livello dei gomiti. Le membra anteriori, dal gomito al suolo, sono diritte e solide, con buona ossatura. Le ossa sono ovali, i tendini sono forti ed evidenti. L'articolazione del carpo non oltrepassa il profilo anteriore dell'arto e devia molto poco sulla faccia interna. I metacarpi sono abbastanza lunghi, forti ed elastici. Sono leggermente inclinati.

Corpo

Coste ben convesse, ben sviluppate all'indietro, diminuendo gradualmente verso il rene che è forte, muscoloso e leggermente arcuato. Il rene è corto. Le ossa delle anche sono ben spaziate e prominenti, ma non oltrepassano il livello del dorso.

Posteriore

Molto muscoloso. Ginocchia ben angolate. Buono sviluppo della coscia e della gamba. Il garretto è ben disceso.

Piede

Il piede è ovale; le dita sono ben serrate ed arcuate, provviste di buoni cuscinetti.

Coda

Di lunghezza media, grossa alla radice, gradualmente assottigliantesi verso l'estremità. Ben coperta di fitto pelo e portata a livello del dorso, senza presentare curvature verso l'alto. Quando il cane è in azione, la coda deve battere con movimento laterale.

Andatura

Uniforme. Il cane copre molto terreno. Spinta determinata dal posteriore. I gomiti non sono né in fuori né in dentro. Non deve assolutamente levare in alto gli arti come un cavallo Hackney (non andature rilevate o saltellanti).

Pelo

Il pelo è fine, corto, duro e uniformemente distribuito, perfettamente liscio, diritto e ben lucente.

Colore

I colori abituali sono limone e bianco, arancio e bianco, fegato (marrone) e bianco, nero e bianco. I mantelli unicolori e tricolori sono ugualmente corretti.

Taglia

L'altezza al garrese ricercata è, nel maschio da 25 a 27 pollici (da 63 a 69 cm), nella femmina da 24 a 26 pollici (da 61 a 66 cm).

Difetti

Ogni differenza in rapporto a quel che precede deve essere considerata difetto, che sarà penalizzato in rapporto alla sua gravità.

NB. I maschi devono avere due testicoli di apparenza normale, completamente discesi nello scroto.

 

Lo Standard di Lavoro   

Riportiamo, qui di seguito, lo standard di lavoro del pointer in vigore in Italia, favorevolmente accolto dal Pointer Club Internazionale.

 

L'andatura è di galoppo impetuoso, allungato, velocissimo, con tendenza a grande costanza di ritmo e di direzione rettilinea.
Divoratore di terreno, nella traslazione, osservandolo di profilo, si vede il tronco oscillare solo lievemente intorno ad un punto immaginario (centro di figura) che è mantenuto allineato a distanza pressoché invariabile dal suolo, utilizzando così tutto l'impulso dei muscoli alla traslazione.
La facilità e l'eleganza del moto rivelano in pari tempo eccezionale potenza e danno affidamento di resistenza inesauribile.
La linea dorsale resta diritta, solo la renale si marca verso il basso e scatta come molla mentre gli arti posteriori si protendono indietro al massimo in poderosa sgroppata.
Il portamento di testa e di naso è alto, dominatore.

 

Gli orecchi vibrano, ma non sbatacchiano troppo al disopra del cranio.
Si direbbe che tutte le facoltà convergano ad un solo scopo: galoppare.
Più che una cerca si direbbe una corsa sfrenata, tanto la fiducia nell'olfatto prepotente lo rende sicuro di sé.
Piantato il naso nel vento ad incidenza favorevole, poco si abbandona ad esami di dettaglio.
La coda è portata secondo il prolungamento del rene, mai più alta, e nella galoppata rettilinea oscilla solo dall'alto in basso.
La cerca incrociata si svolge lungo ampie diagonali rettilinee ben spaziate l'una dall'altra.
Entrando in un lieve effluvio, devia la cerca verso l'origine presumibile, talvolta incrociando serrato, tal altra con puntata decisa ma senza troppo rallentare il galoppo. Persuaso che si tratta di un falso allarme, riprende la corsa come sopra descritta.
Testa e naso sempre alti.
Quando, per contro, s'accorge che l'effluvio porta al selvatico, parte in filata (talora facendola precedere da un breve arresto subitaneo) con decisione sicura, a colpi di spada, con tempi di galoppo riunito, inframmezzato da rallentamenti e riprese di trotto serrato o di passo fremente, e di galoppo ancora, per concludere in un arresto subitaneo, di scatto, come se avesse urtato contro una barriera a noi invisibile: la ferma.
Eretto, statuario, il collo proteso quasi facente linea con la testa, la canna nasale orizzontale o ben montante, le nari dilatate, gli occhi sbarrati, demoniaci, gli orecchi eretti al massimo, i muscoli salienti, un arto anteriore sovente in completa flessione, ed uno posteriore sovente dimenticato inverosimilmente indietro talora pervaso il corpo da un tremito nervoso che si traduce in vibrazioni lievissime, involontarie, alla punta della coda rigidissima, tesa o leggermente arcuata in basso (mai in alto). E così resta, immobile, con espressione di certezza inesorabile.

Quando, per contro entra, tagliandola, in una zona fortemente impregnata di effluvio, così che ha l'immediata certezza della presenza del selvatico, 'scatta sempre' in breve ferma subitanea, e poi parte a 'colpo di spada' come sopra descritto, per filare in ferma definitiva.
Se poi si trova d'improvviso a ridosso del selvatico, il che per lui costituisce un incidente spiacevole, ferma definitivamente di scatto, con la testa meno alta, diretta verso il presunto rifugio del perseguitato; talvolta (nei ritorni a cattivo vento) compie per aria una giravolta di 180 gradi e cade come può, ma statuario, già irrigidito quando ancora è in aria, e resta come si trova.
In questo caso, e solo in questo, talvolta ferma a terra o accosciato, con conseguenza dell'irrigidimento della ferma e dell'istintivo ritirarsi, per sentirsi troppo a ridosso del selvatico.

Quando il selvatico tenta di allontanarsi pedonando, lo indica solo con l'erigersi anche maggiormente, portando la canna nasale decisamente più alta dell'orizzontale.
Si direbbe che egli non teme di perdere il fuggitivo. Quasi si diletta a lasciarlo allontanare, come fa il gatto quando gioca con il sorcio. Poi, quando il conduttore si avvicina, riparte a scatti e più spesso insegue la preda non direttamente, ma taglia e ritaglia la direzione seguita dal perseguitato, con rapide, brevi passate (lachets), di galoppo riunito, inframmezzato da qualche brusco accenno a fermarsi, ed infatti conchiude in una nuova forma di scatto. E così via, finché dura la guida, che è un susseguirsi di 'strappate'.

Sempre eretto o appena flesso sugli arti, ma con lo sterno sempre ben lontano dal terreno, egli vuole e deve sempre dominare nel vento, appoggiandosi sempre e solo all'emanazione diretta. Male si presta al comando di avvicinare troppo il selvatico immobile per determinare il frullo. In ogni caso avanza a strappate.

Questo trialer dalla foga divorante (così come il setter inglese) non si presta spontaneamente a modifiche attenuatrici del suo grandioso lavoro in dipendenza di mutamento di selvaggina o d'ambiente; né sono desiderabili in gara, in quanto non e nella possibilità del giudice di valutare quanto possa essere frutto di volontà costrittrice e quanto conseguenza di incapacità o titubanza impeditrice, essendo indiscutibile che solo il lavoro del momento (e non altro precedente o seguente) può essere preso in considerazione.

Le azioni descritte corrispondono alle migliori condizioni di ambiente e di selvaggina; venendo queste a difettare, più o meno, quelle saranno proporzionalmente attenuate; ma di questo se ne dovrà fare giusta valutazione.

(Esempi: con selvaggina di scarso effluvio, in giornata calma, le ventate saranno più corte e quindi le filate brevi e le ferme più vicine. Il portamento sarà meno eretto e la canna nasale tenderà ad abbassarsi. Con selvatico che non perdona mancherà l'azione di guida. La vegetazione troppo alta renderà i setter inglesi meno gattonanti. In terreno accidentato questi trialer saranno spesso fuori mano, per ritornarvi poco dopo. Selvaggina diffidente potrà frullare spontaneamente a distanze iperboliche).

Ma non per questo si dovrà ammettere in gara classica una cerca più ristretta, un portamento di testa basso, una diminuzione decisa di andatura, la sospettosa prudenza sostituita all'audacia, poiché, come già si è osservato, i grandi soggetti male si prestano a radicali transazioni, e d'altra parte si ridurrebbe il lavoro classico ad un 'titolo' basso, accessibile anche alle mediocrità.

La ferma di consenso spontaneo è eretta in tutti i fermatori, nella posa della ferma d'autorità, sovente meno tesa; di scatto se i due cani sono molto vicini tra di loro o se quello che consente vede all'improvviso il compagno già in ferma; oppure preceduta da breve filata se il fermatore sul selvatico è lontano.